Febbraio 2025, il continente della principessa di Tiro è attraversato da un freddo anomalo e da una tensione, che nessun notiziario riesce davvero a spiegare. Le parole scorrono, le immagini si susseguono, ma sotto la superficie qualcosa sembra muoversi in silenzio. Il protagonista è un giornalista ai margini del mainstream, abituato a leggere i segni deboli della politica e dell’economia continentale, comincia a percepire delle dissonanze. Non fatti clamorosi, ma dettagli. Tutto appare isolato. Eppure, nella sua mente, le connessioni iniziano a moltiplicarsi.
Tra riflessioni filologiche, corridoi, archivi polverosi e stanze spoglie illuminate da neon, ha l’impressione, che la Storia stia tornando a parlare — non con una voce chiara, ma attraverso simboli, narrazioni e memorie mai pacificate. Forse qualcuno sta preparando il terreno. Forse i vinti sono costretti a guardarsi allo specchio. Nulla è mai esplicito, eventi, informazioni, comunicati. Tutto resta sospeso tra intuizione e paranoia, tra analisi razionale e inquietudine. Ma più il protagonista tenta di ricercare e analizzare una fonte di verità, più cresce la sensazione di essere stato scelto a sua insaputa per comprendere qualcosa di più grande e non solo, forse per agire. Comprensione ed azione in certi momenti della Storia, può essere un gesto pericoloso. Nel romanzo l’attualità diventa presagio, la Storia un’eco persistente e il destino personale si intreccia con quello di un continente sull’orlo di una nuova e forse poco silenziosa trasformazione.
Biografia dell'autore
Rocco Cesare Parisi
