Libri dell'autore
Qualcosa che somiglia alla felicità
Le geografie letterarie di Mario Soldati
Antonio Capitano
pagine: 72
Le geografie letterarie di Mario Soldati sono mappe dell’anima prima ancora che del paesaggio. Leggerlo significa attraversare strade laterali, quelle che non compaiono nelle guide ma restano impresse nella memoria di chi sa osservare. In ogni suo viaggio si avverte, come disse Sciascia, “qualcosa che somiglia alla felicità”: una gioia quieta, fatta di gesti quotidiani, di incontri imprevisti, di un’Italia che vive nei dettagli. I suoi territori sono panorami mozzafiato e, insieme, luoghi interiori in cui si depositano ricordi e intuizioni. Nei borghi, nelle osterie, nei fiumi e nelle colline, Soldati ritrova sapori dimenticati e sentimenti antichi, che diventano emozioni collettive. La sua scrittura è un racconto del mondo ma anche un racconto dell’uomo: un invito a riscoprire il tempo perduto e quello ritrovato, a lasciarsi condurre da una curiosità limpida, a viaggiare dentro e fuori di sé. Per questo le sue pagine non si limitano a descrivere: accompagnano, consolano, illuminano. E ogni volta ci restituiscono l’impressione di essere tornati a casa da un luogo che non sapevamo di avere nel cuore.
Più ridon le carte
L'attualità del canto XI del Purgatorio
Stefano Adami, Antonio Capitano
pagine: 66
Le pagine che seguono, volutamente contenute, intendono proporre una differente e curiosa interpretazione del Canto XI del Purgatorio.
Con una narrazione in prima persona i personaggi esprimono la rispettiva versione dei fatti e i preziosi versi sono stati scomposti e rimodulati, con l'ardire di un montaggio cinematografico. Per questo motivo gli stessi rivestono una natura sperimentale in considerazione della libertà di movimento tra passato e presente. Una particolare attenzione è stata dedicata all'arte quale testimonianza di storie riconducibili alle vicende principali e collaterali; proprio attraverso alcune opere è stato possibile ricostruire tessere preziose per la composizione di un mosaico ricolmo di suggestioni.
Due o tre giorni al Massimo
Gianni Andrei, Antonio Capitano, Michelangelo Capitano ...
Vittoria o meglio Donna Vittoria è una signora benestante, originaria di Palermo, che vive a Roma dove dirige la sua agenzia immobiliare specializzata in case di pregio e di recupero di eleganti strutture, ormai abbandonate o in rovina. Per questa attività si avvale della collaborazione di due persone fidate, il notaio Alberto e l’architetto Giulio. Da sempre, questa donna, si dedica alla costruzione di un nuovo Rinascimento culturale e sociale, seguendo l’esempio delle mecenati più incisive e raffinate del passato, ma questa volta protagonista della sua creatività è la Città di Palermo. Con l’obiettivo di richiamare l’attenzione della stampa decide di pubblicare un particolare annuncio al fine di lanciare un concorso per scoprire finalmente chi sia l’autore dell’epigrafe riportata sul frontone del Teatro Massimo. Il concorso, in realtà, è il pretesto per donare nuova luce al capoluogo siciliano, svuotando lo stesso di tutti gli appellativi negativi accumulati nel corso degli anni. All’annuncio risponderanno in pochi e questo se da un lato deluderà Vittoria, dall’altro le farà capire che coloro che hanno veramente a cuore la Città rispondono sempre e saranno sempre in prima linea a difendere e a combattere per un futuro differente e per una vera rinascita. Nel disinteresse della stampa, uno scrittore che leggerà per caso l’annuncio sarà l’unico che racconterà la vicenda per conservare la memoria e per ricostruirla.