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Antonio Costa

Antonio Costa
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Antonio Costa Antonio Costa è nato a Predappio (FC) nel 1937 e risiede a S. Martino in Rio (RE). Dopo avere conseguito la Maturità Classica al Liceo “Morgagni” di Forlì e la Laurea in Chimica all’Università degli Studi di Bologna, ha insegnato Matematica e Fisica nelle Scuole Medie Superiori fino alla pensione. Nel 1997 ha fondato con altri amici il Circolo Culturale “J. Maritain” di S. Martino in Rio occupandosi, prima come presidente per 24 anni e poi come presidente onorario, di promozione culturale in ambito storico, sociale e politico. È nipote di P. Pietro Leoni. Ha pubblicato in collaborazione con la moglie Enrica Zini, docente in pensione di Latino e Greco nei Licei, “La fede e il martirio. P. Pietro Leoni S. J.: Un missionario ita­liano nell’inferno dei Gulag”, Ed. Il Cerchio, Rimini (2001). Ha collaborato al documentario “Russicum: le spie del Vati­cano” di Amedeo Ricucci e Maurizio Carta (2004), trasmesso dalla Rai nel canale Rai Storia. Per il Circolo “J. Maritain”, ha curato la pubblicazione di un manoscritto di Valter Incerti Vecchi, “Jacques Maritain: attualità di un pen­siero” (2007). Ha curato la pubblicazione de “Il contadino della Garonna. Un vecchio laico s’interroga nel mondo presente” di J. Maritain, Ed. Il Cerchio, Rimini (2009). Nel 2019 ha pubblicato “Il Caporale Mario Zini. Dai monti della Jugoslavia ai campi Stalag tedeschi”, Ed. Etabeta , Lesmo (MB).

Libri dell'autore

Pietro Leoni e altri del Russicum

I preti licenziati dal Russicum in missione “speciale” in URSS

Antonio Costa

pagine: 206

L’impero sovietico è stato un universo molto difficile da interpretare. Raramente si trova una nazione che abbia inflitto a se stessa un genocidio così vasto. Mai un grande paese ha tenuto segregato un numero così elevato di propri cittadini. Durante il regime sovietico più di venti milioni di persone, tra uomini, donne e bambini sono stati giustiziati o inviati nei gulag sparsi per tutto il suo immenso territorio.Dopo che l’Unione Sovietica e la Germania nazista si spartirono l’Europa dell’Est, una miriade di altre persone di altri paesi finirono nei suoi più remoti campi di lavoro. Da Mosca a Vladivostok, dal mare Artico alle steppe del Kazakistan ancora oggi si possono trovare nelle tombe nomi stranieri.Fino al 1955 furono pochissimi i prigionieri che dai gulag tornarono nelle loro case o nei propri paesi di origine.Uno di questi fu Pietro Leoni che, liberato il 13 maggio 1955, per opera della Madonna diceva lui, quasi per primo rivelò al mondo occidentale attraverso le sue memorie lo sterminato universo dei gulag sovietici.Leggendo questo libro si ha modo di ripercorrere le tappe salienti della sua odissea e, in sintesi, quella dei suoi compagni di studio del Collegio Russicum, i quali osarono infrangere la “cortina di ferro” che avvolgeva l’impero sovietico. Essi non esitarono a giungere all’estremo sacrificio della vita, per portare a quel popolo martire, che sperimentava la più grande persecuzione della storia, il conforto della fede che rischiava di essere cancellata per sempre.
16,90 16,06
 

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