I ricordi, affiorano come frammenti di una vita che si consumava ogni giorno, sempre uguale a se stessa, da secoli. Un'esistenza, costruita sull'eredità silenziosa, dei padri, tramandata non attraverso libri, ma, con le parole, e, soprattutto, con l'esempio. Gesti ripetuti, saperi antichi, fatiche condivise: così ogni generazione consegnava alla successiva ciò che aveva ricevuto.
Non si trattava soltanto di sopravvivere a una terra dura e avara, ma di appartenere a un modello di vita preciso, inevitabile. Tutti, nel paese, erano parte dello stesso disegno. Le condizioni economiche e la mancanza di scelte non lasciavano spazio a cose diverse: altri modi di vivere esistevano, ma restavano lontani, riservati, ai grandi proprietari terrieri.
Distese immense di campi, concentrate nelle mani di pochi, affondavano le loro radici nella storia: terre concesse dai sovrani che si erano succeduti nel tempo, insieme a titoli nobiliari - conti, marchesi - strumenti di potere necessari a mantenere il controllo su un popolo intero. In cambio, alla maggioranza spettava una vita fatta di lavoro incessante, privazioni e dipendenza.
Oggi, di tutto questo, resta poco. La memoria si è assottigliata, quasi dissolta. E con essa la consapevolezza delle fatiche, dei sacrifici e della dignità con cui i nostri antenati hanno cresciuto i propri figli, in condizioni di miseria e subordinazione.
Biografia dell'autore
Giacomo Carlucci

Dopo la ferma militare, rientro al paese natio, dove ha gestito una piccola azienda agricola familiare, oltre alla gestione di un bar con il fratello.
Di ritorno a Milano, definitivamente, ha prestato opera come impiegato presso una filiale di Poste Italiane. In seguito, come magazziniere, presso un'azienda della grande distribuzione organizzata, e, in seguito, come capo centro elaborazione dati, analista e programmatore. Dopo la pensione, per hobby scrive testi e musica di canzoni, sia in dialetto, sia in lingua italiana, oltre a "strimpellare" la chitarra, come autodidatta.