Nel romanzo, intenso e inquietante, L’Ultima Firma segue l’ascesa e la rovina di Sergio Valenti, medico, giurista e filosofo che dedica la vita a creare una legge destinata a cambiare la società: la DVF, “Dichiarazione Volontaria Finale”, concepita per garantire a ogni individuo il diritto al proprio fine vita.
Dai suoi sedici anni tra i motori dell’officina di Monza fino ai vertici della medicina e della politica, Valenti è spinto dal desiderio di dare senso alla morte dopo aver vissuto da ragazzo l’impotenza davanti al dolore e, da adulto, la perdita di Alice, la donna che lo aveva amato e ispirato. La sua legge nasce come atto di pietà e di libertà personale, ma la vittoria politica e morale ne rivela presto le crepe: il potere, l’ambiguità e la manipolazione entrano in scena.
Nell’ombra si muove l’Onorevole Moretti, il politico che trasforma il sogno di Valenti in un’arma di controllo. Quando Sergio, testimone di un delitto commesso da lui, resta imprigionato nella logica della propria legge — quella che proclamava irrevocabile la firma digitale — capisce di aver costruito una macchina che può uccidere legalmente. Ricattato con la minaccia di morte per l’ex compagna Elena, è costretto a firmare la propria DVF: la legge che doveva liberare gli uomini diventa il suo strumento di condanna.
Mentre il Paese lo celebra come eroe coerente fino all’ultimo, Elena scopre la verità ma sceglie il silenzio per salvare ciò che la legge, nonostante tutto, ha saputo dare ai malati. Anni dopo, una nuova generazione correggerà gli errori di quella riforma, ma il dubbio resterà: può la libertà sopravvivere al potere che la regola?
L’Ultima Firma è una parabola morale tesa e lucidamente attuale sulla fragilità dell’etica quando si fa norma giuridica, sul confine tra compassione e abuso, sul rischio che ogni “buona legge” diventi — nelle mani sbagliate — una ghigliottina di vetro.