Non tutte le spirali si chiudono.
Alcune restano aperte nella carne. Alcune attraversano le epoche senza chiedere di essere comprese. Alcune continuano a disegnarsi quando il tempo sembra finire. Un uomo cammina oggi lungo le rive del Bosforo con un segno sul polso che non ha mai davvero guardato. Finché un giorno riconosce quella forma altrove — in un altro secolo, in un’altra vita — come se la memoria non abitasse solo la mente, ma la pelle. Nel 1300, una donna sceglie di restare umana quando l’eternità le si offre come promessa. Nel 200 a.C., un monaco comprende che il vero mistero non è custodire un sapere, ma lasciarlo dissolvere perché possa continuare in altra forma. Nel presente, un soffio passa di mano in mano senza fondare scuole, senza creare discepoli, senza appartenere a nessuno. Le epoche non si susseguono. Si sovrappongono. Si ascoltano. Si respirano. E quando il tempo si ritira, non resta ciò che è stato posseduto. Resta ciò che è stato attraversato. La forma del ritorno è un romanzo sul movimento invisibile che lega rinuncia e continuità, carne e mistero, amore e responsabilità. È una storia in cui nulla si conclude davvero, perché ciò che è maturo non ha bisogno di essere chiuso. Perché non tutto ciò che è incompiuto è irrisolto. E quando l’ultima pagina si chiude, qualcosa — altrove — ha già iniziato a disegnarsi di nuovo.
Biografia dell'autore
Vittorio Masala
