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Emilio Sisi

Emilio Sisi
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Emilio Sisi

Professore di Letteratura e Storia in Licei italiani, francesi e brasiliani è autore di varie pubblicazioni con particolare riferimento al tema della complessità (La poesia costruisce l’IO, Dentro la rete: la Storia e il pensiero complesso, 12 lezioni di Storia: flussi, Amore e complessità). Finalista della Sezione Saggi del Premio Città di Castello 2018 con “I cipressi di San Cornelio”.                        

 

Libri dell'autore

Complessità

Radici e senso di un concetto di cui non possiamo fare a meno. Un manuale contro i luoghi comuni.

Emilio Sisi

pagine: 144

La parola "complessità" per molti rimane una terra incognita, tanto che alcuni la scambiano per "complicazione" mentre per altri è sinonimo di "confusione", un modo cioè per non voler vedere la realtà nei suoi nitidi contorni. Ormai purtroppo da decenni non si riesce ad andare oltre la contrapposizione culturale tra il ricorso a leggi-valori assoluti e l'imprevedibilità, che porta automaticamente al relativismo culturale. In questo libro cercherò di mostrare come esista una via diversa dal determinismo e dall'imprevedibilità e questa via è quanto la Scienza della complessità sta sviluppando da almeno 30 anni. Questa via è la via della complessità. La maggiore complessità di individui e società di oggi non significa che siano scomparsi aspetti semplici: ci sono momenti in cui devo scegliere, o questo o quello e la guerra è uno di quelli. La complessità non nega il dato, l'informazione, anzi non esiste complessità senza contenuti e informazioni. La complessità è fatta di reti, di hub, di link, di vision, di strategia, di priorità e richiede un approccio mentale nuovo ed è ciò che manca a persone e istituzioni (in primis la scuola). Questo libro vuole introdurre elementi di comprensione di una realtà con cui dobbiamo sempre più fare i conti; siamo immersi in un mondo complesso ma lo affrontiamo con strumenti inadeguati perché andavano bene un tempo o con fantasie prive di fondamenti culturali. Complessità non è una semplice parola, ma un universo culturale di cui dobbiamo conoscere e riconoscere le caratteristiche.
28,50 27,08

Within the network of the mind: emotions, feelings, thought (appendix on aesthetics: impossibility of a horizon)

Emilio Sisi

pagine: 78

After having developed a reflection on Literature, History, Word and Love from the point of view of complexity, a thesis is presented here regarding the network linking emotions, feelings and thought. There is also an appendix to the aesthetic approach that represents a new branch of that tree. What is expressed here interconnects in a reticular way with the previous reflections that support it and of which it represents a further support. Reflection seeks to connect recent developments in neuroscience with the personal experience of a lifetime. The approach is not only academic but also heuristic: in this way it is possible to bring to light spaces that are normally overlooked and thus open new doors that everyone has the opportunity to cross.
14,00 13,30

Appunti sull'estetica: impossibilità di un orizzonte

Emilio Sisi

pagine: 46

Dopo aver sviluppato una riflessione sulla Letteratura, la Storia, la Parola e l’Amore dal punto di vista della complessità, qui è esposta una tesi per quanto riguarda l’approccio estetico che rappresenta un nuovo ramo di quell’albero. Ciò che qui viene espresso si interconnette in modo reticolare con le riflessioni precedenti che lo sostengono e di cui rappresenta un ulteriore sostegno. Società di massa, cultura di massa, arte moderna, scienza della complessità richiedono una prospettiva diversa per quanto riguarda l’estetica: dalla rappresentazione alla creazione.
12,00 11,40

Words and complexity

Emilio Sisi

pagine: 134

This is not autobiography, because autobiography focuses on episodes and events. It is not even a question of writing as metabolizing or processing mourning. Instead, it is what remains after using the metabolized raw material. I do not think there is anything clearer than what Rimbaud expressed with the example of quintessence. The episodes and events are there as we have cultivated them, we have subjected them to distillation-metabolization, which can also be an unwritten procedure, and finally, here are the drops that fall from the still. This is the writing of these pages. That they are not a novel, linear or circular as it is, because the episodes-events are dis-regarded. Which is not poetry, not so much because of the absence of rhyme and rhythm, but because the writing of those drops is spread out. Which is not an essay because, while proceeding in a heuristic way, they do not support a thesis or more theses, but they tell a journey. Semprun's beautiful book, L'écriture ou la vie, comes to mind, but that book belongs to the sacred and these pages to the profane. In the end, however, Semprun chooses writing, making him the teaching of Levi. Still the sacred. These pages do not choose writing over life. They argue, indeed they claim, that writing is life tout court. And they can do it because they know they belong to the profane world, respecting the sacredness of the mentioned authors to whom they know they can not even remotely approach.
14,00 13,30

Parole e il labirinto della vita

Parole e complessità

Emilio Sisi

pagine: 126

Non si tratta di autobiografia, perché l’autobiografia si concentra sugli episodi e sugli eventi. Non si tratta neanche della scrittura come metabolizzazione o elaborazione del lutto. Si tratta invece di ciò che rimane dopo aver usato la materia prima metabolizzata. Non credo ci sia nulla di più chiaro di quanto espresso da Rimbaud con l’esempio della quintessenza. Gli episodi e gli eventi ci sono come noi li abbiamo coltivati, li abbiamo sottoposti a distillazione-metabolizzazione, che può essere anche un procedimento non scritto, ed ecco infine le gocce che scendono dall’alambicco. Questa è la scrittura di queste pagine. Che non sono un romanzo, lineare o circolare che sia, perché gli episodi-eventi sono trans-curati. Che non sono poesia, non tanto per l’assenza di rima e ritmo, quanto perché distesa è la scrittura di quelle gocce. Che non sono un saggio perché, pur procedendo in modo euristico, non sostengono una tesi né più tesi, ma raccontano un percorso. Viene alla mente il bel libro di Semprun, L’écriture ou la vie, ma quel libro appartiene al sacro e queste pagine al profano. Alla fine comunque Semprun sceglie la scrittura, facendo suo l’insegnamento di Levi. Ancora il sacro. Queste pagine non scelgono la scrittura rispetto alla vita. Sostengono, anzi pretendono, che la scrittura sia tout court la vita. E lo possono fare perché sanno di appartenere al mondo profano, rispettando la sacralità degli autori citati a cui sanno di non potersi nemmeno lontanamente avvicinare.
14,00 13,30

Lascia che il tarlo scavi, lascia la piaga gemere

“Amore e complessità”

Emilio Sisi

pagine: 194

Da trent’anni il tema della complessità è diventato centrale nella riflessione; e se all’inizio esso coinvolgeva solo le scienze fisiche negli ultimi tempi ha cominciato a diffondersi in ambiti sempre più ampi come le discipline umane e sociali e persino la letteratura. Se è vero che “le montagne non sono piramidi” come ricorda lo scrittore Tom Stoppard in Arcadia è altrettanto evidente che nella costruzione della persona è sempre più necessario andare oltre il semplicismo e il riduzionismo. L’amore è nella vita di ognuno di noi l’aspetto centrale. Eppure non c’è altro elemento umano di cui si parli così tanto e che non riesca a proporre una riflessione nuova e complessa. Il libro cerca di fornire una chiave di lettura che, pur rimanendo attaccati alla terra, sappia aprire nuovi orizzonti. E’ il caso della volontà di potenza e della volontà di potenza spirituale. Il libro connette letteratura e filosofia, ma tutto viene filtrato attraverso l’esperienza personale dell’autore in termini sia di vita sia di parole: l’Appendice infine mostra  questo percorso attraverso brani espressivi dello scavo compiuto dall’autore negli ultimi trent’anni.
16,00 15,20

Corso di letteratura non deterministica

Emilio Sisi

pagine: 352

Il 1900 è il secolo di gestazione e sviluppo della scienza della complessità, che ha messo in discussione il principio dell’oggettività e del determinismo come elemento fondante del sapere, aprendo un terreno vastissimo in cui anche la letteratura può entrare e avere voce in capitolo. L’autore sostiene che sia stata proprio la letteratura a partire dalla metà del 1800 ad aver anticipato tanti di quegli aspetti che meno di un secolo dopo saranno alla base della scienza della complessità. Da quando il Premio Nobel per la chimica Ilya Prigogine negli anni Settanta del secolo scorso ha pubblicato La nuova alleanza (tra scienze umane e scienze fisiche) si è realizzato un riavvicinamento tra questi due mondi. E’ in questa prospettiva che nasce questo Corso di venti lezioni: la letteratura vista non più dal lato dell’estetica, ma come strumento di creazione. La letteratura non è quel libro da tenere sul comodino per procurarci piacere o svago, ma un momento importante per aiutarci a conoscere e costruire la realtà di cui siamo i protagonisti. Ognuno però può attingere alla letteratura per fare i conti con se stesso, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. Le lezioni che seguiranno non hanno la pretesa di essere universali, ma esprimono un metodo che può servire a tutti per dare un senso alle proprie letture. Una frase di Octavio Paz esprime in sintesi quello che la letteratura può darci: “Ogni testo, aperto o chiuso, esige la morte del poeta che scrive e la nascita del poeta che legge”.
19,00 18,05

Dodici lezioni di storia. Flussi

Emilio Sisi

pagine: 176

Queste dodici lezioni non vogliono essere un manuale di storia per le superiori, ma proporre una prospettiva diversa dalla consueta. Esse nascono dall’esigenza dell’autore, docente di Storia, di interrogarsi su come le nuove prospettive poste dalla scienza della complessità potessero orientare in modo nuovo lo studio della Storia. Il carattere aperto del pensiero complesso ha permesso di rompere la rigida separazione tra scienze umane e scienze fisiche, facendo parlare al Premio Nobel per la chimica Ilya Prigogine, di “Nuova alleanza”. Erano gli anni ’70 del secolo scorso, ma da allora le cose hanno seguito uno sviluppo considerevole. La riflessione degli storici di professione non teneva per nulla il passo delle scienze fisiche, tant’è che il primo storico a parlare chiaramente di visione complessa è stato l’inglese Gaddis con The landscape of history (2004) mentre Rélier les connaissances (Convegno di Morin del 2000) non aveva lasciato tracce. Qualche contributo proveniva da discipline che si incontravano con la storia come l’economia, l’epistemologia, la biologia, ma non dalla storia in quanto tale: eppure già Prigogine aveva parlato di “freccia del tempo” a proposito della Natura. Molto di più ha fatto, e sta facendo, il Santa Fe Institute che dal 1994 lavora in una prospettiva interdisciplinare. La scelta degli argomenti corrisponde all’esigenza di mettere a fuoco un tema che non si esaurisca in sé ma abbia molte aperture e permetta connessioni e interconnessioni: contrariamente a quanto spesso si legge non esistono obbiettivi da realizzare in questo percorso, ma orizzonti da individuare. Esistono personaggi ed eventi che appaiono decisivi, ma il senso delle pagine è quello di vedere i flussi in cui quegli eventi e quei personaggi sono inseriti: un fiume che quando sbocca nel mare ha raccolto le acque di diversi affluenti. Il metodo è dunque questo: flussi, continuità-rottura, rifiuto di una visione moralistica (bene e male) e anacronistica (valutazione del passato con criteri odierni). Non si parla del cuoco di G. Cesare, dei muratori della Grande Muraglia e di altri noti inservienti come pure si daranno per scontati i singoli avvenimenti perché in genere noti.
16,00 15,20
 

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